Vanoli Basket all’Università Cattolica del Sacro Cuore per la quinta edizione della Giornata del Dono

Mettere la persona al centro di ogni attività, di ogni regola, di ogni struttura. È questa la ragione più profonda che ha mosso, quasi vent’anni fa, gli inventori del baskin. È lo sport inclusivo per eccellenza, perché permette a normodotati e persone disabili di giocare nella stessa squadra, insieme. Si tratta di un’attività sportiva che si ispira al basket, conservando però caratteristiche peculiari e innovative. Maschi e femmine. Guidati da due canestri e da dieci regole soltanto, che donano al gioco dinamicità e imprevedibilità. Già, perché il baskin è uno vero sport, fatto di una fase offensiva e di quella difensiva, di vittorie e di sconfitte. A Cremona, a poche centinaia di metri dal luogo nel quale è stato inventato, il baskin diventa protagonista di un evento nell’ambito della quinta edizione della Giornata del Dono, che si celebra attraverso più di 40 appuntamenti da lunedì 3 ottobre per tutta la settimana nei campus di Piacenza e di Cremona dell’Università Cattolica: un’occasione per riflettere sul dono come componente irrinunciabile del vivere contemporaneo.

L’incontro L’integrazione attraverso il gioco del baskin. Lo sport che unisce: le esperienze raccontate da Vanoli basket e U. S. Cremonese apre le porte della meravigliosa aula magna del campus cremonese di Santa Monica agli inventori del baskin, cremonesi doc, e alle associazioni sportive del territorio. Mettendole in dialogo con le società sportive di Serie A. L’iniziativa è stata ideata da Fabio Antoldi, (nella foto, a sinistra) docente di Strategia Aziendale e di Imprenditorialità, direttore del Centro di Ricerca per lo Sviluppo imprenditoriale dell’Università Cattolica (Cersi) e membro di Cattolicaper lo Sport. «Abbiamo voluto presentare questa realtà ai nostri studenti – racconta Antoldi – perché nel loro percorso di formazione, per il futuro professionale e per quello di cittadini, inciampino anche nella conoscenza della disabilità, della fragilità e della possibilità di integrare i talenti diversi in modo inclusivo. Lo abbiamo fatto con questa bellissima storia: il baskin, il basket inclusivo. Ma abbiamo chiamato a commentarla chi per eccellenza rappresenta lo sport sul territorio».

È per questo che il professor Antoldi ha chiamato al tavolo, come discussantAndrea Conti, general manager di Vanoli Basket insieme a Roberto Spagnoli, marketing manager della società cestistica cremonese. E poi Massimiliano Alvini, allenatore dell’U.S. Cremonese insieme a Stefano Allevi, responsabile marketing dei grigiorossi. «Da diversi anni – afferma Conti ­– Vanoli Basket ha sentito l’esigenza di sostenere il baskin attraverso il Pepo Team, la nostra squadra di baskin. L’urgenza della società è innanzitutto riempire l’esigenza formativa dei giovani. Abbiamo spinto i nostri ragazzi delle giovanili ad allenarsi e a giocare con la squadra di baskin. E mi piace sottolineare che le regole del baskin, caratterizzate dalla necessità di una visione periferica, li hanno aiutati concretamente in campo anche dal punto di vista tecnico-tattico».

Non poteva mancare Fausto Capellini, inventore di questa disciplina insieme ad Antonio Bodini, accanto ad Antonio Cigoli, responsabile nazionale baskin: «Nel baskin è lo sport che si adatta alla persona, non il contrario. Si adattano le strutture, i ruoli di gioco, perfino i materiali. Il baskin deve essere inclusivo. Sempre. Non bisogna dare a tutti gli stessi strumenti, ma le stesse possibilità: per esempio, quella di arrivare a canestro. Solo così fragilità e diversità diventano risorse anche nello sport». Anche mister Alvini ha apprezzato l’incontro. Per lui, il baskin costituisce una vera scoperta.

Cremona è la culla del baskin, non a caso già nel 2007 il Comune ha deliberato “Cremona città del baskin”. A concludere l’incontro, Luca Zanacchi, assessore cittadino allo Sport, Quartieri, Piano del verde, Percorsi di cittadinanza: «È un privilegio per tutti noi essere qui. Ma il tema centrale è il dono. Qual è il dono? In questo caso mi pare che il vero dono sia proprio questo percorso, iniziato da un genitore e da un insegnante (Bodini e Capellini, ndr). Il baskin certamente è la storia sportiva del nostro territorio più bella che si possa raccontare. Poteva nascere solamente a Cremona, una città che ha una grande storia di cultura e di attenzione alla fragilità». 

di Francesco Berlucchi

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