Fonte: La Provincia di Cremona
di Fabrizio Barbieri

Di per sè 200 partite vogliono dire sette mesi di vita passati su una panchina. Davvero un’eternità soprattutto se la panchina è sempre la stessa, quella della Vanoli. Paolo Lepore ha tagliato un traguardo a dire poco storico domenica scorsa contro Capo d’Orlando. Duecento gare in serie A da assistente.

Che effetto fa?
«Se mi guardo indietro mi sembra passata una vita, in effetti lo è. Sono arrivato in questa società quasi per caso e avrei dovuto rimanerci una stagione sola. A quel tempo arrivavo dal campionato di B2 vinto con la Juvi e la mia è stata una scelta coraggiosa. Fortuna ha voluto che al primo anno è subito arrivata la promozione dalla A2 alla Al con la Vanoli e da lì non ci siamo più lasciati. E’ un grande onore essere rimasto sempre in sella. Ho visto cambiare presidenti, dirigenti, giocatori e allenatori ma la fiducia nei miei confronti è rimasta immutata. Di questo devo ringraziare soprattutto il presidente Aldo Vanoli che quando ci sono state delle scelte da fare ha sempre voluto che io continuassi a lavorar e per lui. Spero di aver restituito qualcosa. Io perlomeno ho sempre fatto del mio meglio. Alla Vanoli mi sento ben voluto e soprattutto parte del progetto».

Le tre partite più belle di queste duecento?
«La vittoria al primo anno di serie A in casa contro la Benetton con Cioppi (15-11-2009). Una cenerentola che batte una principessa (95-73). Il successo di qualche settimana fa in Coppa Italia contro Sassari al termine di una battaglia (19-2-2016, risultato 97-89). La terza è stata la prima vittoria contro Siena campione d’Italia al PalaRadi il 7-4-2103 con Gresta (81;71)».

I tre giocatori che più l’hanno segnata?
«Troy Bell prima di tutti. E’ stato il primo americano con cui ho avuto un rapporto quasi paterno. Poi ci metto Marko Milic, giocatore che avevo ammirato alla tv e poi mi sono trovato ad allenare. Un monumento di questo sport. Infine Luca Vitali con cui sto condividendo tanti anni. Ho vissuto con lui il passaggio da giocatore fischiato a idolo indiscusso».

Una parola per ogni coach con cui ha lavorato. Partiamo da Cioppi.
«L inizio. Ho legato molto e da lì è partito tutto».

Caja?
«Il metodo. Un tecnico con una idea precisa di lavoro ».

Mahoric?
«La cultura. E’ stato quello che ha portato più novità sul parquet. Cose che in Italia non si facevano».

Gresta?
«L’amicizia. Partiti quasi come competitor e finiti a essere uniti e a rispettarci».

Pancotto?
«L’esperienza. Con Cesare ogni giorno imparo qualcosa. Sa sempre prendere le cose per il verso giusto».

Le due partite più incredibili.
«In negativo quella di questa stagione contro Trento. Spero che non mi capiti mai più di vincere di 33 punti e poi chiudere sotto. In positivo quella dello scorso anno a Reggio Emilia arrivata in volata con quella palla recuperata da Hayes su Kaukenas. Alla fine nello spogliatoio abbiamo festeggiato come se avessimo vinto lo scudetto. Da quella gara è partita la nostra grande crescita che ci ha portato dove siamo oggi».

Tra duecento partite dove sarà Lepore?
«Non credo sia giusto nel nostro lavoro guardare troppo avanti. Si fa alla svelta a cadere nel dimenticatoio. A Cremona sto bene è casa mia, ma non è da escludere che prima o poi possa avere bisogno di qualcosa di diverso. Non bisogna mai avere paura del cambiamento. Se si sceglie di restare in un posto deve essere perchè si hanno stimoli. Ogni partita e ogni allenamento mi hanno lasciato qualcosa, per questo non sono la stessa persona e lo stesso coach che otto anni fa è arrivato in questa società».

Quest’anno si stanno segnando delle pagine di storia per la Vanoli.
«Siamo partiti con l’idea di doverci salvare e non lo dico per falsa modestia. Le cose sono cambiate, abbiamo fatto un percorso ed è chiaro che in questo momento ci sia la speranza di raggiungere i play-off per la prima volta. Non siamo mai stati abituati a questo tipo di ritmo e per questo motivo che c’è sempre grande adrenalina a ogni allenamento».

La squadra sembra un po’ stanca ora.
«Credo che sia normale, non solo per la Vanoli. Arrivati a questo punto ogni gara è una battaglia, tutti lottano per un obiettivo e le energie iniziano a calare. Detto questo noi siamo lì e di certo non molleremo. Lo abbiamo dimostrato più volte».

Ufficio Stampa
Vanoli Basket