Ecco il bellissimo articolo di Giacomo Iacomino, giornalista di Cremona 1 Tv , pubblicato sulla pagina facebook di Gancio Cielo e sul sito web Sportando

C’è chi domani si sveglia alle 5 del mattino, come tutti i giorni della settimana. Aldo Vanoli inizia a lavorare alle 6 nel suo ufficio di Soncino. Niente poltrona in pelle umana. E neanche una piscina dove far nuotare i dipendenti. È un ufficio, come tanti. C’è una scrivania, le solite scartoffie, un piccolo ritratto in bianco e nero di lui appeso al muro, un computer. “Sì lo so usare, ma non chiedetemi se è un Mac o un Pc perché non ne ho idea”. Accanto allo schermo, ecco un Pinocchio di legno. Di quelli che si regalano ai bambini ma che qualcuno li vede anche come pezzi di arredamento. Tenetelo a mente questo Pinocchio, che poi ci torniamo.

Aldo Vanoli sta in prima linea. Quando la sua ferramenta è aperta lui sta in cassa. Tiene sotto controllo i fornitori, monitora i conti, osserva chi va e chi viene. Dà una mano, qua e là, ma in orario di lavoro è facile trovarlo anche a passare gli articoli acquistati dai clienti e dar loro l’eventuale resto. Sta in prima linea Aldo Vanoli, 66 anni, anche durante le partite della sua squadra al Palaradi. In piedi, davanti al tunnel che conduce agli spogliatoi. Nei minuti finali sta lì, sempre, senza fare nulla per mascherare le emozioni che ogni partita gli trasmette, un po’ come fanno i ragazzini.

Ed è sempre pronto a entrare in campo al suono della sirena, assieme ai vicepresidenti Davide Borsatti e Alberto Pontevichi, che si vinca o che si perda. Alla fine di ogni partita Aldo saluta tutti quanti. Gli avversari, gli arbitri, lo staff tecnico, i giocatori. Niente di particolarmente coinvolgente, non è un vulcano come può esserlo Stefano Sardara dopo una vittoria, ma neanche una maschera di cera come Giorgio Armani. Stringe la mano a Cesare Pancotto, abbraccia Luca Vitali. “Le ha fatto vincere un’altra partita, Presidente, cosa ha detto al capitano, possiamo chiederglielo?”. “L’ho ringraziato. E lui mi ha risposto grazie a sua volta”. Poche parole, non ama sprecarle.

La semplicità davanti a tutto. Il Pinocchio di legno. Se pensa che tu gli racconti balle te lo impacchetta e te lo regala. “Tienilo sulla tua scrivania -dice-. Così quando lo guardi ti ricorderai di me e magari ci penserai due volte prima di provare a farmi fesso”. Messaggio tanto chiaro quanto semplice. La sua ormai è una famiglia allargata. ‪#‎vanolifamily‬ la chiamano. Ma se provi a fregarlo, guai.

“Tratta i suoi giocatori come figli” dice Capitan Vitali. Tanta roba, ma roba rara, parola di chi ha girato tutta Italia tra Milano, Bologna, Venezia, Siena, Montegranaro e Roma. Conserva la canottiera autografata del Cuso in azzurro Aldo Vanoli, stai sicuro che una volta all’anno Troy Bell verrà a trovarlo al Palazzetto in occasione di una partita. Per non parlare di Keith Langford. Lui non lo ha mai dimenticato, quando arrivò per la prima volta in Italia, a Soresina, non era nessuno. Un perfetto sconosciuto e oggi è uno dei migliori giocatori in Europa. Quando tornò per giocare a Bologna era senza casa. Problemi di organizzazione “virtussina” diciamo così. Indovinate un po chi lo accolse nei primi tempi. Aldo, chi sennó.

Funziona così. Ai tempi dei social network, dei budget sostenibili anche per squadre blasonate come Varese e Cantù e dei procuratori che comandano il mercato, a Cremona prevale ancora il metodo più vecchio e semplice di tutti. Il passaparola. “Cremona? Te la consiglio. Si sta bene, lavori tranquillo, non hai pressione. Si mangia bene e lo stipendio non ti manca mai”. Difficile che un americano passato di qua parli male di questo ambiente. Anzi ci vengono volentieri, chiedete a Turner e Mcgee quanto ci hanno messo a dire di sì quest’estate. Anche Washington era pronto a firmare subito. E James Bell? Avrà sorriso si è no cinque volte l’anno scorso. Poi scopri che in Francia non sta bene e vuole tornare. Vitali e Cusin lo hanno già fatto. Pancotto pure. Conti non ne parliamo, Lepore non se n’è mai andato. E ad aspettarli sempre lui, Aldo. Dimostrazione che la crisi non deve esserci per forza al settimo anno di Legabasket Serie A magari è l’eccezione che conferma la regola.

Tempo fa accettó di sobbarcarsi l’intero peso economico della squadra. Ha pagato di tasca sua la tribuna Triboldi per non parlare delle spese di gestione di un palazzetto che neanche gli appartiene, il Palaradi è del Comune, meglio ricordarlo. Per anni, la solita tiritera alla fine di ogni stagione. Andrà avanti? Ce la farà? Estate 2013 il momento più difficile, c’è voluta una cordata di imprenditori del territorio per tenere in piedi la baracca. Influenzati e colpiti, tutti, dal carisma di chi non ti aspetti. Di quest’uomo non tanto alto di statura ma che aveva una voglia smodata di andare avanti, nonostante i soldi fossero pochi. Molla tutto? Chissà. Forse sì. E invece no. Eccolo qui, palazzetto, braccia incrociate davanti al tunnel, accanto a lui c’è Fred il Falco che balla. Aldo lo guarda. Sorride, sornione. Oggi la Vanoli Cremona ha una struttura societaria solida, guarda al presente ma anche al futuro. Due anni di contratto a Cesare Pancotto, a Luca Vitali e a Marco Cusin.

Cremona vince la sua ottava partita di fila al PalaRadi. L’ultima prima di Natale. “Vuole salutare i tifosi presidente?” “Certo, tanti auguri, un buon Natale e felice anno nuovo”. Tutto qua? Beh che ti aspettavi, un discorso alla Steve Jobs? Domani sveglia presto, sai quanti clienti bisogna servire in negozio domani? Prema il pin e poi il tasto verde. Lo vedi in cassa ma non scordiamoci che è il capo della baracca, tutto quello che passa dalla ferramenta è sotto il suo controllo. C’è poco da aggiungere, il suo è un modo di fare estremamente semplice. Le cose si fanno. E basta. Senza affrettare i tempi. Mica un giorno si è alzato e ha aperto la sua ferramenta di Soncino. La stessa cosa vale per la pallacanestro. I primi anni navigazione a vista. Oggi la sua Vanoli Basket Cremona è terza. Mai accaduto alla fine del girone di andata.

“Grazie, auguri anche e lei”. Esce dalla porta principale del palazzetto, non passa dal retro, non evita i tifosi che lo aspettano per stringergli la mano. Saluta tutti, mette il cappotto e se ne va. Oggi è terzo in classifica dopo esser stato anche primo. E domani giocherà la sua seconda Final Eight consecutiva. Fino ad allora, ma anche dopo, sveglia alle cinque. Fanno eccezione questi giorni. Perché lui a Brindisi c’era, rimarrà in Puglia fino all’Epifania.
E non dimenticatevi il pinocchio di legno. I prossimi a riceverlo potreste essere voi.

Giacomo Iacomino