Fonte: Mondo Padano
Di Alessandro Rossi

L’abbraccio di Josiah Washington a Helen Biligha, le lacrime dei figli di Deron e Paul, nella festa finale a Soncino, sono gli ultimi fotogrammi di una stagione difficilmente ripetibile. Il presidente Aldo Vanoli si coccola per l’ultima volta un gruppo che ha sentito subito parte della propria famiglia: «Adesso capite perché questi ragazzi sono speciali. Io l’ho capito dal primo giorno in cui sono entrato negli spogliatoi. Si respirava un’aria diversa. Belle facce, gente motivata, attaccata a città e società».

Presidente dia un voto alla stagione.
“Nove. Ma è il prodotto di quanto abbiamo seminato nei sei anni precedenti. Non ci siamo mai montati la testa, essere umili alla fine paga. Perché abbiamo sempre pensato prima di tutto alla salvezza, i playoff sono stati un premio ad una stagione indimenticabile”.

Quando ha capito che si poteva fare qualcosa di grande?
“Dopo le sconfitte contro Sassari, all’overtime, e Trento, quando siamo stati avanti di 33. Non ho visto paura nei loro occhi, solo voglia di rivincita. Vittoria e sconfitta fanno parte della vita, è l’equilibrio che mantiene in mezzo a queste due parole che fa la differenza”.

Si è mai arrabbiato?
“Dopo Trento ero un po’ scocciato. Ma è passato subito”.

Si è emozionato?
“Si, tante, troppe volte. Spesso mi sono chiesto: come hanno fatto questi ragazzi ad arrivare fino a questo punto?”

Quando è successo?
“La partita vinta in casa contro Reggio Emilia. C’era rivalità e non mi era andata giù la partita persa lo scorso anno con quella tirata di pantaloncini nel finale…”

Se le chiedo di farmi un nome di un giocatore su tutti?
“Deron, avete visto tutti l’atteggiamento e la voglia che ci ha messo. Si è sempre spinto oltre i propri limiti, non ha mai saltato un allenamento. E sorrideva sempre, così come Elston. Quando li guardavo, capivo la fortuna di avere in squadra persone di quello spessore”.

Che cosa significa aver portato Pancotto a vincere il premio di miglior allenatore dell’anno e Conti al secondo
tra i dirigenti?
“Orgoglio, ma i premi individuali sono il prodotto del lavoro di squadra. Sono riconoscimenti a tutta l’organizzazione. Dirigenti e staff hanno fatto un lavoro eccellente. Non dimentico nemmeno Paolo Lepore, con noi da 8 anni, una colonna, uno che lavoro giorno e notte. A volte più la notte del giorno”.

Torniamo a Washington…
“So dove mi vuoi portare. Uno sforzo per provare a confermarlo lo faremo. Non dico altro”.

Se dovesse scegliere l’immagine-copertina della stagione?
“La tripla di Cazzolato che ci ha portato all’overtime nel quarto di finale di Coppa Italia contro Sassari. Se ti alleni duramente e sei una persona seria, puoi anche sedere all’ultimo posto della panchina, ma una chance la
vita te la regalerà sempre. Nick se l’è conquistata e quel tiro rimarrà nella nostra storia per sempre”.

Quando avete conquistato i playoff chi è stato il primo a scriverle?
“Marko Milic, mi ha scritto “Grande Aldo”. Poi Piazzino e tanti altri ex. La riconoscenza è un grande valore”.

Le conferme di Vitali e Cusin saranno un passaggio chiave del vostro mercato.
“Non dipende solo da noi, ma soprattutto da loro”.

Immagini di poter portare a Cremona un giocatore. Chi prenderebbe ora?
“Un italiano. E di bravi ne abbiamo tanti. Non mi piace fare nomi, però il primo che mi viene in mente è Amedeo Della Valle, irraggiungibile per le nostre casse”.

A proposito di casse, che stagione è stata?
“Un’annata di ricca di soddisfazioni ma fatta anche di grandi sacrifici”.

Ne è valsa la pena?
“Assolutamente. Il presidente della Fip Gianni Petrucci mi ha chiamato congratulandosi per i risultati, ma soprattutto per la serietà del nostro club”.

Il futuro cosa riserva?
“Andiamo avanti nel nostro progetto. E apriamo le porte ad un eventuale main sponsor che porti qualcosa di serio e concreto. Quest’anno la visibilità è stata tanta”.

E le Coppe Europee?
“Valuteremo nelle prossime settimane quali possono essere le possibilità”.

Cremona però ha un problema di strutture sportive. Qual è la posizione della Vanoli?
“Non serve un palazzetto da Smila posti, ma una serie di interventi seppur non importanti al PalaRadi. Mancano strutture per le giovanili. E noi, come società, stiamo investendo tanto nel progetto Vanoli Young”.

Disegni idealmente il suo progetto.
“Un palazzetto che possa ospitare tre campi in verticale. In modo da non costringere i ragazzi ad orari difficoltosi, togliendo energie e tempo allo studio, che rimane la cosa più importante”.

Esiste già un progetto?
“C’è e non c’è. Se si riesce a mettere insieme imprenditori appassionati che ci credono, è qualcosa di realizzabile. Io potrei essere uno di questi”.

 

Ufficio Stampa
Vanoli Basket