«Non posso negare sia stato un anno da incorniciare, pieno di soddisfazioni ed emozioni. Ci siamo sentiti ripagati dei tanti sacrifici». Aldo Vanoli è proprietario del club, presidente e primo tifoso. Il 2019 verrà ricordato come l’anno dei record e dei trofei, di squadra e personali. Febbraio il mese magico, nel quale la Vanoli Cremona ha vinto, per la prima volta nella propria storia, la Coppa Italia, a Firenze. A sorpresa, ma fino ad un certo punto, perché sul campo Cremona ha dimostrato di essere più forte di qualsiasi avversario: «Sinceramente, non mi aspettavo di alzare un trofeo così importante – continua -. Però sognare è gratis. Il segreto? Un gruppo unito, nei momenti belli e soprattutto nelle difficoltà. Mi sono affezionato a tutti, è stato bellissimo vedere come ognuno sia riuscito a dare tutto ciò che aveva». Pochi giorni più tardi il presidente ha ricevuto il prestigioso Premio per il Contributo al basket agli Oscar del Basket – Pietro Reverberi. Chissà se in quel momento Vanoli immaginava che la grande scalata era solamente all’inizio. Perché con la leadership di Travis Diener, i canestri di Drew Crawford, mvp della stagione regolare, e la presenza vicino a canestro di Mangok Mathiang, la squadra non conosce ostacoli e termina la stagione al secondo posto dietro Milano con un record di 20 vittorie e 10 sconfitte, davanti a Venezia, Sassari, Trento e Avellino. Romeo Sacchetti, intanto, viene nominato allenatore dell’anno. I quarti di finale contro Trieste sono il primo ostacolo, il sogno di raggiungere Sassari in finale, poi, si ferma solamente a gara 5 di semifinale, persa in casa contro Venezia: «Non ho rimpianti, ma solo orgoglio per i risultati che abbiamo raggiunto, per l’intera provincia di Cremona che ci segue con passione. Ogni tanto bisogna anche sapersi accontentare. È vero siamo arrivati ad un millimetro dalla finalissima, ma il buon senso poi ti fa ragionare e tornare con i piedi ben piantati a terra. Vi faccio una confessione: nel corso della stagione, più volte, mi sono commosso». Romeo Sacchetti, ct della nazionale, è stato un’altra chiave importante di una stagione vincente: «Faccio fatica a trovare un aggettivo per lui. Quando penso a Meo, mi viene in mente prima l’uomo. Saggio, capace di infondere fiducia nei ragazzi. Ma voglio ringraziare anche il nostro fantastico pubblico. Se devo essere sincero, dal territorio, mi aspettavo qualche aiuto in più e qualche pacca sulle spalle in meno. Ma va bene così: visto anche il periodo ognuno fa quel che può». L’ultimo pensiero è per un progetto a cui tiene tantissimo: «Lavoriamo anche e soprattutto per i giovani, andiamo nelle scuole, cerchiamo di offrire una opportunità alle nuove generazioni».

(Emilio Croci)

Fonte: Mondo Padano